di Luigi Scardigli
FIRENZE. Anche i più ostinati - perché invidiosi - detrattori di Filippo Timi dovranno per forza di cose arrendersi. All’evidenza. Con una Casa di bambola, l’intelligenza diversa del giocoliere scenico più esuberante di questo paese, ha forse raggiunto l’apice, non solo teatrale. Ieri sera, alla Pergola di Firenze (si replica fino al prossimo 5 marzo), il funambolo perugino ha dato vita a quel piccolo dramma borghese scritto un secolo e mezzo fa da Ibsen e sul quale, chiunque, nel tempo, ha provato ad impastare la propria rilettura. Un lavoro estenuante, massacrante, martellante, reso difficilissimo dall’assenza, totale, di colpi di scena, sostituiti, per tre ore, dalla potenza di una recitazione complessiva alla quale è doveroso inchinarsi.