di Luigi Scardigli
FIRENZE. Chi arriva tardi, a teatro, stavolta resta fuori, per fortuna. Ma non è solo questo l’aspetto più appetibile di Gioco di specchi, una rilettura surreale del Don Chisciotte di Cervantes, prodotta da Uthopia/tra Cielo e Terra, in collaborazione con Pupi e Fresedde e il teatro di Rifredi, scritta da Stefano Massini, per la regìa di Ciro Masella e affidata a Marco Brinzi e al regista in programmazione, fino a sabato sera, al teatro di Rifredi, a Firenze. Un mimo e un diaframma deniriano si ritrovano, forse, all’ombra di un melograno, dove entrambi han sognato di trascorrere l’ultima notte: all’alba, uno dei due, morirà. Ma chi: Don Chisciotte, il cavaliere, quello irreggimentato in un’osteria, anziché in un castello, tra beoni e puttane, invece che arcieri e dame, o il suo scudiero, il servo del suo errabondare alla ricerca della pietra filosofale, o delle rispettive identità, il prode Sancho Panza?