di Luigi Scardigli

PISTOIA. Per riuscire a manovrare le maschere più in alto, come quella del Preside dell’Istituto superiore di Gloucester o di uno dei padri delle ragazze minorenni iscritte in quel plesso scolastico, ma con le idee chiarissime, quasi autarchiche, spesso si è dovuta mettere in punta dei piedi. Nemmeno l’estensione muscolare ne ha condizionato l’umore, originalissimo, o il vocalismo appropriato a quei dodici volti cerei, a quelle dodici teste mozze. Marta Cuscunà, in scena, l’altra sera, alla villa Scornio con il suo Sorry, boys, altro appuntamento di Teatri di Confine, programmazione estiva dell’Atp di Pistoia, è un’impressionante macchina da guerra. La storia dell’idea di comunità di sole donne con i loro diciotto marmocchi al seguito però, Marta Cuscunà ha deciso di farla raccontare a cinque padri involontari anch’essi marmocchi come le loro compagne e ad alcuni grandi, che di questa scelta e di questa vicenda sono protagonisti assoluti, ma inconsapevoli.