di Luigi Scardigli
FIRENZE. Qualcuno, ieri, alla prima stagionale del Teatro di Rifredi, è uscito dalla platea con gli occhi lucidi; altri, addirittura piangendo, senza il minimo ritegno. Lo abbiamo fatto anche noi, ringraziando il cielo, ma soprattutto ringraziando Eric-Emmanuel Schmitt, che ha portato in scena, adattato e ridotto da Anne Bourgeois, il suo capolavoro letterario, Monsieur Ibrahim et le fleurs du Coran. Che è una storia d’Amore e di Lentezza e le maiuscole non sono refusi. Un racconto sussurrato in francese e tradotto in italiano, con scenografica semplicità, sulle due ali della parete prossime al palcoscenico. I prof. fiorentini di transalpino, l’occasione, non se la volevano assolutamente perdere e hanno fortunatamente coinvolto, nel loro delirio didattico, anche molti loro studenti, che al termine dello spettacolo sono sicuramente usciti più grandi, più ricchi. E felici.