di Luigi Scardigli

PISTOIA. E’ una storia vera, si vocifera, quella sulla quale Gli Omini hanno messo in piedi il loro ultimo spettacolo, Più carati, mostrato in settimana in anteprima al piccolo teatro Bolognini agli studenti e in serata, oggi e domani (19 e 20 novembre), al pubblico pagante. E che ricorda, maledettamente e fortunatamente da vicino, tutto quello fatto fino ad oggi dalla compagnia nei loro primi dieci anni di vita, da CRIsiKo! fino a Ci scusiamo per il disagio, ma senza omettere nulla di quello che è successo nel mezzo, tra la ricerca di linguaggi autoctoni e le loro più fertili smagliature, fino all’esaltazione di una risposta surreale – e mai data - a tutti gli interrogativi generazionali che stritolano i trenta/quarantenni di ogni epoca. Stavolta, a sconvolgere i precarissimi equilibri deontologici e deambulatori dei tre amici in cerca di qualcosa che riesca a farli emergere dal grigiore di una infinita rincorsa alla felicità, un gruzzolo di soldi e uno smeraldo (di dodici carati) trovati per caso nel primo pomeriggio di una giornata tipicamente autunnale, dentro una busta, sotto il bancone del bar Gigli, a Firenze, in piazza della Repubblica.