di Alessandra Mr D'Agostino

MILANO. Sul citofono non c'è traccia. E intorno non ci sono che altri sguardi. Di chi, come noi, attende. La scomodità è il punto di partenza. Mancano una manciata di minuti. E troviamo il modo per entrare dal kafkiano cancello metallico. E una volta oltre, attendere, ancora. È questo il prologo è de La Mala, rappresentata nei giorni scorsi a Milano, allo Spazio Nuovo, per la regia di Lena Rumy e lo potenza espressiva e rappresentativa di Annalisa Falché. La scomodità è il punto di partenza. La porta a vetri si apre. Una giovane donna, dai lineamenti delicati ci chiama. Ci spunta da una lista. Così scendiamo la scala stretta. La scomodità è il punto di partenza. Di fronte a noi la prima creatura scenica. Un uomo solido. Fermo. Seduto come sfinge. Con tanti La Vita cartacei, cuciti al pull blu.