di Luigi Scardigli

PISTOIA. La rilettura goldoniana de La locandiera è audace, a onor del vero, ma siamo disposti a concedere qualsiasi divagazione sul tema, anche a costo di voler sembrare e sembrare poco obbiettivi, perché stavolta ci prendiamo il lusso di concentrarci solo e soltanto sulla mattatrice, Laura Morante e tralasciamo tutto il resto. Che merita attenzione, commenti, dubbi, distinguo, valutazioni, oggettive e soggettive, tutte cose che passano, letteralmente, in secondo piano. E non ce ne voglia, ad esempio, Danilo Nigrelli, l’ospite inatteso e strategico; Bruno Armando e Vincenzo Ferrara, i due impresari sinistri invitati per chiudere l’affare; Giulia Andò e Eugenia Costantini, le due escort al seguito, né Roberto Salemi, il contabile sacrificato dalla sua silente vecchia passione. E nemmeno il regista, Roberto Andò, che ha giustamente approfittato della poliedricità recitativa e della bellezza giunonica di Laura Morante per farle riindossare gli abiti di Mirandolina.