di Luigi Scardigli

FIRENZE. Non è facile prendere per il naso, contemporaneamente e con incredibile leggerezza, due mostri sacri come il colonialismo israeliano legato al secolare conflitto con gli arabi e l’inspiegabile scienza coreografica. Hillel Kogan e Adi Boutrous ci sono riusciti, portando in scena, da giovedì scorso a ieri sera, sabato 21, in esclusiva per la Toscana, sul palco del teatro di Rifredi, We love arabs, un concentrato di ironia, poesia e bellezza, che fornisce e suggerisce addirittura un epilogo: la comunione, la fratellanza, la pace.