di Luigi Scardigli

PISTOIA. Un film complesso, un musical anni ’50, una scenografia irragionevole, una cura meticolosa, spasmodica, tassonomica, febbricitante dei dettagli, soprattutto quelli che fanno da corollario alla luce centrale del palco, spoglio, ma occupato in ogni suo angolo, dalla presenza degli oltre venti protagonisti (tutti allievi, giovanissimi, della Scuola dei mestieri dello spettacolo del Teatro Biondo di Palermo) che non smettono un attimo, nessuno, di dare ossigeno, energia, pathos e divertimento, a tratti burlesco, al mitico racconto. Il viaggio della vita, ormai, è un’Odissea, molto più dura e complicata di quanto non lo fu il ritorno a casa di Ulisse dalla moglie Penelope e dal loro figlio Telemaco, descritto, e consumato dalle antologie scolastiche di tutto il Mondo, da Omero. Emma Dante, che firma divinamente il testo e la regia, si è messa all’anima questa pesante, articolata e storicistica rilettura, ambientandola e contestualizzandola e riuscendo soprattutto ad attivare la seconda fase, quella dell’epica attualizzazione di un testo che ha sulle spalle quasi tremila anni.