di Luigi Scardigli

FIRENZE. E della felicità, ne vogliamo parlare? Sì, certo, ma come! Perché la grande domanda, alla quale rispondere è un’impresa, consiste proprio in questo: che cos’è la felicità? È avere il più possibile, forse. Ma quando la felicità si compra, non se ne ha mai abbastanza. Michele Santeramo ha così deciso di ridurla all’essenziale la propria ricetta, ipotizzandone il minimo indispensabile per riuscire a sopravvivere e poter così dedicare ogni attimo della nostra vita alla ricerca del piacere, fino alla sua più estrema conseguenza, che è poi la giustificazione delle nostre ansie, la morte. Il suo nullafacente, per la regia di Roberto Bacci, in scena al Teatro di Scandicci con una strepitosa Silvia Pasello e tre comprimari che sanno di contorno: suo fratello, Francesco Puleo, il medico, suo ex compagno, Tazio Torrini e l’affittuario dell’immobile dove sopravvive a stento, Michele Cipriani, ne è una tragica meravigliosa testimonianza.