di Luigi Scardigli

PISTOIA. La premessa di subdolo pacifismo ci aveva tratto in inganno; poi, però, il Giulio Cesare di Alex Rigola si è fortunatamente dimenticato dell’autoantefatto del Nobel obamiano e si è beatamente spianato per l’intera rappresentazione, raggiungendo picchi di capolavoro in più di una circostanza. Certo, l’opera originaria di William Shakesperare non ha bisogno di molto altro, per arrivare a dama e in tripudio, in ogni stagione e al cospetto di qualunque pubblico, ma la mano del regista spagnolo è parsa parecchio coraggiosa, audace, contaminante, a volte delirante, ma sempre calibrata, attenta, lucida. A iniziare dall’effetto introduttivo cinematografico, che ricorda la produzione del Teatro Stabile del Veneto; uno schermo che è anche un parallelepipedo e nel quale entrano ed escono vincitori e vinti.