
FIRENZE. La bellezza, giunonica, e l’eclettismo, non affievoliscono. Monica Guerritore, sessant’anni il prossimo 5 gennaio, resta una delle femmine più fatali del cinema e del teatro italiano e anche nella sua ultima fatica, Mariti e mogli (alla Pergola, di Firenze, fino al prossimo 2 gennaio), che sta portando, come regista e protagonista, per mano a spasso per l’Italia, nonostante l’insostenibile leggerezza della commedia all’americana di Woody Allen, la signora dei palcoscenici si prende la scena e, messa sotto il braccio, la porta con dignità fino alla conclusione. Il resto del cast, a onor del vero, non fa rievocare con la dovuta arguzia quello cinematografico, perché se Monica Guerritore non ha davvero nulla da invidiare alla collega Mia Farrow (anzi, è l’americana a non reggere il confronto), il resto degli attori, rispetto a quelli statunitensi che impreziosirono la pellicola del 1992, sì, e anche parecchio. La trasposizione teatrale è indovinata e la notte di tuoni e fulmini avvolge, tra nonsense e macabro romanticismo, la compagnia di amici e conoscenti che si ritrovano in una sala da ballo dalla quale non usciranno che all’indomani, con le ossa scricchiolanti, i cuori infranti e inaspettabili novità.