
PISTOIA. Un’opera concertistica apparentemente sprovvista di direttore d’orchestra - ma forte di un poderoso impianto scenografico, con schermi e video chirurgici e di un popolo in viaggio, di migranti - che riesce a restare in piedi per tutta la durata dell’esibizione senza cedere mai, di un solo atomo, alla fatica, a psicosi mnemoniche, a crisi di identità. Uno staff strumentale eccellente, con un battitore libero, Franco Branciaroli, nell’occasione eunuco, nell’abito di Medea, che ricalca, quasi ossessivamente, quello che nel 1996 il maestro Luca Ronconi disegnò sul foglio del palcoscenico con l'allora collaboratore Daniele Salvo, che oggi lo ripropone. Non sappiamo a quante riletture della controversa tragedia greca abbiamo già assistito e, abbiamo il sentore, non abbiamo la minima idea di quante ancora ce ne riproporranno. Forse, però, può bastare così. Lo diciamo dopo aver assistito alla prima al Teatro Manzoni di Pistoia (si replica stasera, alle 21, e domani, domenica 4 febbraio, alle 16), un capolavoro polifonico, con un intreccio di umori e sensazioni e traiettorie meraviglioso, un impianto scenico roteante, con le vertigini per una scala dalle quale piovono, nel salone della villa regale di Corinto, attori e sgherri, argonauti e strilloni.