FIRENZE. Non è blasfemo traghettare La locandiera dalla Firenze del ‘700 a due secoli successivi, fino sul delta del Po. Anzi, l’operazione è oggettivamente indolore e il risultato, con un Carlo Goldoni che non tramonterà mai, è oggettivamente e insindacabilmente piacevole. Soprattutto perché Mirandolina si chiama Silvia Gallerano, una piccola grande donna del palcoscenico, alla quale Stefano Sabelli, il regista-riadattatore di una delle opere più rappresentate, ha dato le chiavi di questo intramontabile groviglio di corteggiamenti, malizie e miserie del genere maschile al cospetto di una femmina che piace, sottotitolandolo l’arte per vincere. Anche l’idea della locanda-luna park è, oltre che funzionale al palcoscenico del Teatro di Rifredi, che ospita fino a sabato prossimo, 10 marzo, la rappresentazione, estremamente redditizia e soprattutto offre alla commedia, veloce, senza pause, il ritmo giusto di una scrittura che aveva con sé, già alla nascita, tutti i tempi ideali del teatro.