
FIRENZE. La linea di demarcazione tra la sobrietà e la follia si fa sempre più sottile, così come quella che separa, a teatro, la fuffa dai capolavori; alcune volte, per riuscire a distinguerle, occorre fare molta attenzione e non lasciarsi andare a emotività preconcette; si rischia grossissimo. Come ieri sera, ad esempio, quando ci hanno fatto accomodare nel retro dello Teatro Studio Mila Pieralli di Scandicci, a Firenze e una volta tolti giacconi e cappotti, invitati a trasferirci nella sala attigua, inverosimilmente illuminata e riscaldata da rettilario. Ma non sarebbe potuto essere altrimenti; e noi, che avevamo storto il naso, ci siamo dovuti immediatamente ricredere, perché quel gioco aveva bisogno di queste accortezze, di quella promiscuità, di quella reciproca invasione di campi e ruoli, come in un vero e proprio laboratorio. Domenico Cucinotta, del resto, è un clown, e che clown, e come tutti, semiserio, onirico, un simpaticissimo burlone, ma di assoluto e impeccabile rigore, un traghettatore di sogni, un delizioso cantastorie di emozioni, un Attore con la A maiuscola.