CALENZANO (FI). I punti interrogativi che chiudono quasi tutti (quasi è un eufemismo che regge malissimo, in questo caso) i nostri dubbi esistenziali sono destinati a rimanere tali. Anzi. Si corre seriamente il rischio, qualora si voglia incaponirci, per scioglierli, di ingarbugliarci ulteriormente e a quel punto solo le sostanze chimiche altamente dissuasive, o il suicidio, rendono pace. Anche il Teatro, inteso nel senso più nobile tra le espressioni di vita, deve necessariamente, per sopravvivere, attenersi ai rigori sopra descritti; altrimenti, esula da qualsiasi classificazione e perde la propria identità, diventando, nella migliore delle ipotesi, altro, che non è più teatro, almeno quello con il quale siamo costretti a relazionare le nostre recensioni, che soffrono, a loro volta, della nostra percezione, nella quale vivono e convivono, oltre che una oggettiva considerazione del testo e dei protagonisti, anche gli umori, le vicissitudini oggettive e soggettive e gli stati transitori.