
LAMPORECCHIO (PT). In linea di principio e logica, non dovrebbe esserci alcuna relazione tra l’esposizione televisiva e il richiamo teatrale. Soprattutto perché sono due mondi, artisticamente, molto diversi. E invece, sono corrispondenzialmente biunivoci: il secondo, serve al primo per regalare, a palinsesti che traboccano di nani e ballerine, qualcosa di pregiato; la prima, assicura alle sale strabilianti e imprevedibili pienoni. La tivvù pesca a teatro i migliori, anche se sono spesso molto poco televisivi; lo fanno perché quando è tempo di rendicontazioni, i vari direttori possono comunque vantare di aver assoldato a cause altrimenti destinate a personaggi pseudo inqualificabili nomi di spessore reale e non presunto. E i teatri, a loro volta, non temono fiaschi o platee desolatamente semivuote quando in cartellone compare uno di quei nomi che la televisione ha, più o meno opportunamente, glorificato.