PISTOIA. Il contrappasso è doloroso: ci sono uomini in divisa, pronti a condurci chissaddove, senza però evitarci di sfilare in passerella e mostrarci al pubblico ludibrio. Che è quello che suscitiamo agli altri, che sono lì, ad aspettare, incollati davanti alle tivvù e hanno una famelica necessità di ringhiare contro gli sfigati, che sono spesso quelli che non hanno saputo reggere al gioco. Il gioco, ufficiale, è quello al quale non possiamo più sottrarci, è quello che ci fa sentire vivi, o ci regala l’illusione di non essere ancora morti, o che per darci l’inebriante sensazione di vita ci induce a sacrificare quella di chiunque altro. Il gioco che potremmo organizzare invece è la rivoluzione, ma non appena se ne accenna l’idea, arrivano i rabbonificatori, le droghe, l’alcool, la musica alla consolle, i pestaggi. La sommossa e il suo Teatro comunque continuano, imperterriti, a non aspettare liberatorie, tregue, condoni, passaporti. E dopo La Merda, si ostina a disobbedire. Ancora, con la stessa caotica nevrosi, velocità, modalità e partitura, stavolta affidata non più alla sola Silvia Gallerano, la piccola Ado, innaorata della vita, ma timorosa di non saperla condurre, ma anche a un suo collega, Stefano Cenci, il fratello, Kerfuffle, che gioca pochissimo a pallone perché è sempre in panchina e ha il pisello piccolo, per questo fa la doccia con la mutande, ma se si masturba...