
MONSUMMANO (PT). Più che a Gaber e a Jannacci, Tricarico sembra volersi ispirare ad uno dei meravigliosi poeti maledetti che insanguinarono di tristezza e nichilismo la Francia e l’Europa intera. La struttura ci potrebbe anche essere, ma sono alcuni dettagli hipster (la cravatta tenuta slacciata, gli occhiali da sole tenuti in piena notte sulla testa su una chioma che non ha bisogno di fermagli) a tradirlo, finendo per farlo naufragare in una serie di incomprensibili nonsense che non piacciono. E non fanno nemmeno ridere. Non a caso, Francesco Bottai, il cantautore pisano che ha preceduto sul palco dell’Yves Montand di Monsummano, vicino a Montecatini (dixit Tricarico) con Vite semiserie, l’esibizione del collega milanese (Da chi non te lo aspetti), entrambi fulcro di una delle tante serate che animeranno questa seconda edizione di Pistoia Teatro Festival, quando ha terminato la propria simpaticissima e gradevole esibizione e ha salutato lo sparuto pubblico, ha testualmente detto che d’ora in poi si sarebbero fatti du’ coglioni.