PISTOIA. Basta spostarsi di poco verso sud, verso nord, o verso est, che si entra nelle province di Lecce, Brindisi, o Taranto. Erchie è lì, muta e silente, che aspetta che qualcuno faccia il proprio dovere, che poi è la storia, necessaria e impellente, che tutti aspettano che accada. Stavolta, a rompere le abitudini, a sconquassare la falsa ritmica armonia del paese, le sue tragiche incontrovertibili leggende, c’ha pensato La sorella di Gesucristo, decidendo di vendicarsi in prima persona contro chi, la sera precedente, si è tolto lo sfizio di abusare di lei. La pellicola scorre veloce e inesorabile sulla campagna al limitare del Salento. Il regista conosce bene quella terra e la gente che la popola; ognuno si rispecchia nel proprio pseudonimo, nomignolo, scagnanome; anche quello è una sorta di destino. La campagna ingiallita dal sole, dalle disillusioni e dalla musica che arriva anche lì, quella dei meravigliosi anni ’80, osserva in silenzio tutto quello che succede sopra di lei, giorno dopo giorno. Il racconto, di questa naturale, comprensibile, giustificata. inarrestabile e inarrestata vendetta, è affidato alla scrittura e all’interpretazione di Oscar De Summa, che con questa opera chiude la propria trilogia aperta da Diari di Provincia e proseguita con Stasera sono in vena.