
PISTOIA. Siamo in un salone di una casa di cura per pazienti con problemi comportamentali. No, siamo a teatro, che è la stessa cosa, che dovrebbe essere la stessa cosa. Perché lì, in quella struttura, come sui palcoscenici di tutto il mondo, la linea di confine è e deve essere sottilissima, quasi invisibile, da superare ogni volta che se ne sente la necessità, ma anche quando la vita, per cause di inerzie insopprimibili, semplici coincidenze, casualità, ti sospinge oltre, mandandoti poco più in là, che è comunque altrove. Cristiana Minasi e Giuseppe Carullo, artefici psicotici e ansiogeni di Delirio Bizzarro, andato in scena nel salone del Funaro, a Pistoia, all’interno della rassegna estiva Pistoia Teatro Festival, ne incarnano esemplarmente le sagome, frantumando, fino alla polverizzazione, quelle poche certezze che ci offrono l’illusione di non essere preferibilmente ricoverabili. Un domicilio coatto in una struttura preconfezionata nella quale, ognuno di noi, se ospitato, troverebbe certamente i propri spazi e sarebbe in grado di costruirci, all’interno, un suo habitat, se non ideale, quanto meno capace di tenerci lontano dal calice della tentazione estrema più suggestiva, il suicidio, che nella rappresentazione dell’altra sera nel circolo culturale pistoiese ha assunto connotati surreali, impalpabili, onirici.