
CALENZANO (FI). Hanno tenuto a ribadirlo in più di una circostanza, durante lo spettacolo, che questo LinguaIncontro fosse, per lo più, un laboratorio. Ma nonostante le avvertenze, soprattutto in virtù di una cornice senza tempo (il Castello di Calenzano, sito da urlo), a quest’idea di Livia Gionfrida, alla quale non smetteremo mai di essere grati, manca la poesia, anche se, sul palco, Lucia Sargenti, voce incantevole, femmina di classe e attrice rispettabilissima, prova in ogni modo ad ammantare la rappresentazione con il velo della prosa. Ma l’intera messinscena soffre, senza riuscire a staccarsene quanto dovrebbe, il peso della comunicazione, che è un’altra iniziativa a favore dell’accoglienza, intesa come inevitabile contaminazione umana tra indigeni e migranti contraddistinta dall’unico, reale e, spesso insormontabile, ostacolo: la lingua.