di Paolo Ferro

PRATO. Ma allora dove sta il teatro? È questa la domanda dello spettatore curioso, quando le luci del restaurato Teatro Borsi di Prato si sono spente, venerdì e sabato scorsi, dopo L’amara sorte del servo Gigi, lo spiazzante prologo dell’attore Claudio Morganti e rimane il suono sconnesso dei tacchi sulla scena. Prendiamo un famoso testo di un altrettanto famoso drammaturgo del ‘900: cambiamo ogni parola, ogni didascalia e vediamo se riusciamo, ciononostante, ad acchiappare dei momenti di teatro. Ci aveva avvertito: questo è un esperimento sulla drammaturgia, una messa in scena sulla maschera della vecchiaia. Bastano pochi passi al buio, invece, per capire che siamo fregati. Irrimediabilmente. L’attore è sparito. Al suo posto un vecchio, stanco, sfibrato. Egli non è l’immagine della vecchiaia, carica di esperienza, che ci apre gli occhi sul presente e ci aiuta a intuire il futuro.