
PRATO. Non è il teatro che desideriamo vedere: aulico, sontuoso, inappuntabile, perfetto; lo diciamo subito, perché abbiamo il terrore che, parlando poi, indispensabilmente, della bravura, ricchezza e magniloquenza de I miserabili, ci se ne scordi. Ma davanti a Franco Branciaroli, il Diabolik transalpino, il Marlon Brando della Madonnina, l’eroticissimo dotto di Tinto Brass, togliamoci il cappello e alziamoci dalla poltrona: straordinario, seppur professionalmente distante. Così come lascia ben sperare il nugolo di giovani e giovanissimi che calca la scena al suo fianco al Metastasio di Prato (si replica stasera, sabato 17 novembre, alle 19,30 e domani pomeriggio) in questa riproposizione del capolavoro di Victor Hugo (che assolse la Chiesa dalle tragiche e cruente responsabilità autoritarie), che più che entrare nella memoria della letteratura, acquista, con tragica lungimiranza, l’equilibrio dell’attualità, catapultando i suoi miserabili due secoli avanti.