
PISTOIA. Nel corpo di Charlie Chaplin (Serena Balivo) vive un uomo che ha la voce di Fracchia, una delle più nobili e tragiche sagome della genialità di Paolo Villaggio. Mariano Dammacco, presidente dell’omonima piccola compagnia, di Esilio, firma la regia negli abiti di un cronista nel giorno dell'elezione di miss drag queen, più che in quella dell'inviato alla resa dei conti nelle volte celestiali. Racconto checoviano, quello descritto l’altra sera al Funaro di Pistoia, dove l’uomo senza tempo ed età può tranquillamente essere iscritto, di diritto, nella lista de I miserabili, pur senza possedere la geniale invettiva di Jean Valjeant, né la disperazione dei suoi amici, capaci di armarsi e fare la Rivoluzione. Perché l’esule (forzoso) di turno è un uomo al quale, improvvisamente, gli viene sottratta, sotto i piedi, la dignità, prima e più che la terra. E in un battibaleno, quest’uomo senza lavoro, senza presente, figuriamoci un futuro, senza il diritto di sognare, senza diritti, viene scaraventato nel limbo, nella terra di nessuno, dove riesce a sopravvivere grazie soltanto ai riverberi cittadini che gli arrivano via internet dalle piattaforme sociali e a un binocolo che ha saputo custodire prima di perdere tutto.