PISTOIA. Come sovente accade, anche in questa circostanza, al termine dello spettacolo, Virgilio Sieni, invitato da Saverio Barsanti, direttore artistico del Teatro Manzoni di Pistoia, che ha ospitato il balletto, ha spiegato agli spettatori, con dettagli storici e professionali, cosa sia stato il suo Petruska. Il messaggio, altrimenti – è giusto che il creatore esiga coscienza e consapevolezza -, arriva deformato, confidando, per la comprensione, unicamente nell’oggettiva osservazione della bellezza delle specifiche emotività di ogni singolo osservatore. Che può capire molto – ieri, il Teatro, pullulava di aspiranti danzatrici, maestre di scuola di ballo, appassionati ai quali non si può spacciare per arte il semplice movimento -, molto poco, alcune volte addirittura più di quanto si dovrebbe; altre meno, sotto la soglia della comprensione più elementare. Ma con la danza, affidata poi a danzattori del calibro del sestetto che ha animato la doppia rappresentazione (Jari Boldrini, Ramona Caia, Claudia Caldarano, Maurizio Giunti, Giulia Mureddu e Andrea Palumbo), si percorre un sentiero probabilmente unico, assimilabile alla pittura e alla scultura, che esula da qualsiasi altro contesto artistico.