FIRENZE. La smaterializzazione ha radici profonde, che arrivano fino alla mitologia. Oggi, chi crede di compiere un gesto nuovo immortalando l’immagine di se stesso dietro la sollecitazione dell’io che vorrebbe essere ma che non lo potrà mai, è soltanto un fedele soldatino di quello che è stato sentenziato, scritto e amorevolmente imposto nei secoli. Perché per piacersi veramente occorrerebbe lavorare, duramente, sulla nostra esistenza, che invece si realizza più facilmente e velocemente nelle apparenze, che diventano l’universale biglietto da visita con il quale credere di circumnavigare la Terra restando, goffamente, nel solito posto. L’illusione è altissima; il prezzo che si paga ancor più salato. Marta Bevilacqua e Leonardo Diana hanno preziosamente riassunto la spersonalizzazione millenaria dell’uomo con Narciso_Io, spettacolo del quale sono artefici totali, grazie anche alle luci di Fausto Bonvini, i costumi di Lucia Castellana e alla coproduzione di Compagnia Arearea e Versiliadanza, senza dimenticare il sostegno di Mibac Regione Toscana e e il Sistema regionale dello spettacolo.