FIRENZE. La fila di liceali che hanno atteso, dopo lo spettacolo, in strada, fuori dai camerini della Pergola di Firenze, due dei tre protagonisti (facile immaginare di chi si sia trattato: basta guardare le foto di scena) di After miss Julie, è l’ennesima riprova di quanto la popolarità, esentetatro, influisca mostruosamente sul numero degli spettatori in platea. Premessa doverosa che non inficia, e non ha la minima intenzione di volerlo fare, la dimestichezza scenica con la quale Gabriella Pession (Giulia), figlia di nobili milanesi condannata a un’esistenza circoscritta nell’alta società, decida di ribellarsi al proprio rango provocando e circuendo il sottoposto Lino Guanciale (Gianni), l’autista del padre, ufficiosamente (non hanno l’anello, non è ufficiale) fidanzato con Roberta Lidia De Stefano (Cristina), cuoca della famiglia. Giampiero Solari, il regista dello spettacolo di Patrick Marber, prodotto dal Teatro Franco Parenti con il sostegno del Mibac di Milano, ha voluto trasportare temporalmente lo scandalo di Corte svedese di fine ‘800 all’indomani della Liberazione in Italia dalle truppe nazifasciste.