PRATO. Le cose serie, spesso letali, sono alle spalle e, quando si può ancora progettare, nel futuro, oltre le sbarre. Durante, è solo tempo fine a se stesso, che deve trascorrere, senza senso. E senza fare buonismo demagogico, è pure giusto così; anzi, spesso, è quasi troppo. Sarebbe infatti interessante radiografare l’intimità di Robert Da Ponte, uno dei detenuti del carcere La Dogaia di Prato che ha avuto la disdetta/fortuna di incontrare, durante la sua domiciliazione coatta, Livia Gionfrida, con la quale ha diviso e condiviso uno dei tanti progetti artistici di Teatro Metropopolare. Perché prima di parlare di Teatro e della sua performance Talking crap, al Magnolfi di Prato, bisognerebbe, per doveri cronologici e di giustizia, fare un passo indietro. Ma non è questa la sede. Qui, si racconta il narrabile e nello specifico, sono fesserie, quelle che riescono a tenere in vita, per svariati motivi, un sacco di gente: Robert Da Ponte e i suoi colleghi detenuti, prima di tutti, ma anche la regista Livia Gionfrida e lo staff di Teatro Metropopolare, come Giulia Aiazzi, Paolo Gruni, Michele Percopo, Marco Cecchi, Alice Mangano e Laura Meffe,