PRATO. Impossibile parlarne male; difficile, restarne stregati. L’atteggiamento neutrale che esterniamo dopo aver visto il riadattamento goldoniano, prodotto dal Teatro Stabile del Veneto, de Le baruffe chiozzotte, per la regia di Paolo Valerio, si materializza inevitabilmente nel momento delle riaccensioni delle luci del Metastasio di Prato (in replica da stasera a domenica, 10 febbraio). Un’opera eseguita senza alcuna approssimazione, con una gradevolissima libertà scenografica e condotta dall’inizio agli applausi finali con sapienza, musicalità, ordine e tanta disciplina attoriale. E non è certo il chioggiano, slang con il quale conversano i tredici del cast e con un tasso di incomprensibilità altissimo, a indurci in asettiche riflessioni; altrimenti, Emma Dante, dovrebbe stare negli inferi, anziché nell’Olimpo! Ma restiamo a Goldoni, e volentieri. Anche per tessere le lodi, uno a uno, dei protagonisti di questa commedia, che si esaltano singolarmente proprio nella misura in cui il regista riesce a generare quel senso di appartenenza collettiva al progetto.