
FIRENZE. Dopo averle urlato brava l’ennesima volta, abbiamo preferito andarcene. Ma non perché il dibattito condotto dal collega (e amico) Attilio Scarpellini seguito allo spettacolo Bad Lambs non fosse gradevole; anzi, senza alcun dubbio qualche nodo ce l’avrebbe sciolto e la comprensione, migliore, ci avrebbe sicuramente consentito una recensione più attenta, dettagliata. Ma ci siamo ingelositi della cascata di emozioni ricevute durante la rappresentazione e siamo scappati a casa, per scrivere, senza aggiungere nulla a quello che siamo sicuri d’aver sentito. Un balletto cocondotto da un ragazzo su una sedie a rotelle, uno senza l’avambraccio destro e un non vedente, che hanno atteso in fondo al palco che il pubblico affluisse tutto, al Cantiere Florida, di Firenze e si sedesse, prima di iniziare, sarebbe potuto essere una coraggiosa perlustrazione, seppur iniettata d’arte, sulla disabilità. Che ci fossimo sbagliati l’abbiamo capito immediatamente, per fortuna, ma non per merito del nostro acume o per le immagini sul fondale del proscenio, la musica profusa, i manifesti attaccati alle pareti, o la cronaca dettagliata dell’incidente. Solo perché ci siamo seduti, rilassati e abbiamo avuto l’umiltà (è questa, forse, l’arma con la quale si può sconfiggere la morte, o almeno il vuoto che produce) di ascoltare.