
AGLIANA (PT). L’epica ha il suo fascino, indiscutibile. Basti pensare alle gesta, appunto epiche, in quanto mitologiche, con le quali si sono combattute estenuanti battaglie, riscritti i confini degli Imperi, escogitate imprevedibili astuzie, generate caste e discendenze, partorito divinità immortali, spesso dai nomi tanto leggendari quanto impronunciabili, quasi tutti rafforzati da dittonghi, consumati amori, combinati matrimoni, ordito vendette attese decenni anche facendo ricordo ai tradimenti, consultati oracoli. Una trafila di avvenimenti conditi da intrecci spesso inestricabili di parentadi promiscui che hanno generato alberi genealogici letteralmente impossibili da ricostruire. Il fascino di esperienze così lontane e con una lentezza realizzativa insopportabile, riportate nei secoli dalle scritture classiche, quasi tutte al limite della credenza, si infrange con la loro dubbia verosimiglianza, per tracimare, inesorabilmente, nel campo degli sbadigli, generati dalla noia, che a teatro diverrebbe letale.