FIRENZE. Immacolata Concezione è una pagina coraggiosa, vera, realista, che trasuda bellezza da tutti i pori, dall’inizio alla fine, che impone un’implosione di tenerezza, alla quale abbiamo dato libero sfogo solo all’uscita, lontano dalle altrui emozioni, piangendo a dirotto. Immacolata concezione è uno di quegli spettacoli che non si devono in alcun modo perdere, perché è delittuoso non vedere all’opera Concetta (Federica Carruba Toscano), ideatrice di questa novella creata dal Teatro della Vuccirìa - prodotta dalla Fondazione del Teatro di Napoli e dal Teatro Bellini e affidata alla regia di Joele Anastasi -, trascinata nuda, come una cavalla da monta o una mucca da mungere, con una corda al collo, dal fondo del Teatro di Rifredi (stasera, 9 marzo, ultima replica: vi consigliamo, spudoratamente, di andare a vederlo) fino sul palcoscenico, accompagnata dagli schiamazzi, dalle urla e dai fischi pecorari dei suoi vecchi proprietari, i genitori, che la barattano a DonnaAnna, meretrice di un bordello, che in cambio di questa puledra vergine anche un po’ ritardata perché inspiegabilmente felice e con un seno spropositato offre la sua capra, gravida e piena di latte.