PRATO. Un personaggio come Jan Fabre non ha bisogno di altro per essere spettacolo. È già estremo, quanto basta, alcune volte anche con eccessi chirurgici, che sembrano essere stati pianificati dal sistema, così come si prepara una macchina per la guerra dello stupore. Lino Musella, però, onemanshow di The night writer, Giornale notturno (al Fabbrichino di Prato fino a domenica prossima, 24 marzo), (ri)lettura di alcuni spunti dell’onnivoro belga, riesce, perfettamente, a sottrarre qualcosa alla sua non sempre comprovata polivalenza artistica per accrescere ulteriormente la propria certificata vis teatrale. Un’operazione saprofitica esemplare: ridurre all’essenziale – citando date e appunti come un navigato speaker telegiornalistico psicopatico – le informazioni e lavorare su queste alla ricerca di una traiettoria che ne garantisca un profilo sufficientemente contorto e maledetto e un approdo dispensatore di consensi e applausi. Sullo sfondo della sala della diretta, che ha tutte le sembianze di un paesaggio lunare sul quale sono appoggiate e spiccano alcune staine, neologismo utile a una sottile, seppur prevedibile, battuta in quarta, Lino Musella, alfabetizzato alla movenza del viso, delle mani e dei piedi da Michela Lucenti e glorificato da Antonio Latella in quel capolavoro, senza se e senza ma, che è Natale in casa Cupiello,