AGLIANA (PT). Chiunque, a Genova, decida di voler far ridere, con una semplice battuta, una barzelletta, ma anche di professione, deve fare i conti con due mostri sacri della città della Lanterna: Gilberto Govi e Paolo Villaggio. Il primo, seppur vagamente cinico (soprattutto con la sua immancabile e insostituibile moglie Luigia), è pur sempre stato una macchietta meravigliosa, con quella faccia inconfondibile, la stessa che sempre sul mar Tirreno, ma a centinaia di chilometri più a Sud, lo è stato Eduardo per i napoletani, in un teatro di cabarettisti e intrattenitori sopraffini, che non avevano alcun bisogno di ricorrere mai alle volgarità, per suscitare ilari e robusti consensi. Il secondo, invece, ha letteralmente rivoluzionato il modo di ridere, travolgendo in modo sadomasochistico i pochi pregi e gli innumerevoli vizi dell’italiano medio, senza confidare nella melodica musicalità del proprio slang, ma adducendone nuove, tragiche, letali. Anche Tullio Solenghi è genovese e di essere un discendente doc di quella scuola popolare ne va fiero, tanto che da qualche tempo gira i teatri dell’Italia portando in scena Una serata pazzesca,