
PRATO. Ha fatto bene, una spettatrice, a fine rappresentazione, urlando più forte degli applausi, a dire grazie. Perché più di così, a teatro, in un teatro spoglio di ogni orpello, come lo è il Fabbricone di Prato (si replica oggi domenica 7 aprile, alle 15,30, imperdibile), dove ci sono una poltrona, custodita ai lati da pile di libri, dove siede un uomo (Franco Branciaroli), islamista docente universitario, in attesa di avere notizie della figlia (Marina Occhionero), che le gira nervosamente attorno, ma da oltre 5.000 chilometri di distanza, perché è scappata a Fallujah, in Irak, per stare vicino al suo uomo e a combattere la sua guerra, non si può avere. Saltiamo a piè pari tutto quello che ha voluto raccontare, dire e provare a innescare Rachide Benzine, islamologo, nuovo lettore del Corano, autore del romanzo Lettere a Nour, che è anche il titolo della rappresentazione, perché altrimenti dovremmo intavolare una seduta che inizierebbe ora senza avere una fine, anche se per noi, le religioni, sono, tutte, indistintamente, oppio (ma della peggior fatta, quello che fa venire fame chimica) per i popoli, e ci concentriamo sulle performances dei due protagonisti: un vecchio (mostro sacro) e una bambina (che diventerà una regina).