FIRENZE. Lo Svalbard Global Seeld Vault non s’ha da salvare; né ora, né mai. Non ha senso, perché assicurare al pianeta oltre diecimila semi congelati in grado di garantire la prosecuzione della specie non è la più grande dimostrazione ecologica, ma il più aberrante crimine: disperdiamoci nel vento, è meglio. Non è questo il messaggio di Sémi, di Stivalaccio Teatro, al Mila Pieralli di Scandicci (oggi, 19 maggio, alle 16,45, ultima replica), ma è quello che avremmo voluto che fosse. Pazienza, qualcuno ci penserà, prima o poi e prima della nostra meravigliosa e aberrante capacità autodistruttiva, a estinguerci. Sémi invece, senza infamia e senza gloria, testo e regia di Marco Zoppello, affidata a Sara Allevi, Giulio Canestrelli, Anna De Franceschi, Michele Mori, Marco Zoppello e Matteo Pozzobon, è un testo mascherato (di cuscuniana memoria) ambientato ai limiti dell’aurora boreale, dove tre soldati italiani in forza alla Nato (il sergente Mario Zoppei e i suoi due soldati scelti, Giorgio Morello e Fausto Rossi), alla viglia di un natale prossimo futuro, sono a guardia della banca mondiale del seme.