
PISTOIA. Anche una sillaba sarebbe stata superflua, di troppo. Paola Tintinelli non ha bisogno di parlare; al diaframma, alla favella, al suono delle parole le corrono in soccorso un corpo disegnato da un writer vegano, ma ubriaco, una faccia da cartoon e una testa disallineata. Mario, poi, il postino, sul palco della Segheria, a Pistoia, la domus degli Omini, non ha davvero bisogno di dire nulla: la sua vita è incartapecorita nel suo lavoro e questo si riduce, con commovente orgoglio, a un armadietto, custode dei suoi ferri del mestiere, oltre che delle sue aspettative: la borsa che ospita la corrispondenza, meticolosamente e chapliniamente timbrata prima della consegna; il manubrio della bicicletta (il resto del mezzo è immaginabile), la divisa da postino, ma anche la ciotola per il rancio della pausa pranzo, scandita, all’inizio e alla fine, da un campanellino che lui stesso aziona; un thermos per le vivande, alcuni bonsai che colorano e impreziosiscono la sua solitudine, ma anche un panettoncino natalizio, una bottiglia, mignon, di spumante, una bandierina artigianale che segna l’approssimarsi e la consumazione delle festività natalizie, salutate da una girandola e piccoli e innocenti mortaretti.