di Francesca Infante

PISTOIA. La prima cosa che vedi è il suo pigiama, immagine che si porta dietro quel raro fascino di quotidianità. Ma prima ci sono state: le maschere iconiche del teatro, tutte insieme sul palcoscenico; il vestito di una donna che diventa un sipario; una pagnotta che copre le parti intime di una ragazza botticelliana; un cervo che bacia una donna bruna, un viandante che porta un teatro come se fosse una lanterna e poi è arrivata lei, la donna in pigiama con cannocchiale in mano. Dopo aver ricevuto l’incarico per realizzare l’illustrazione per la stagione di prosa del Teatro Manzoni ho cominciato a ragionare su come avrei potuto rendere l’idea di teatro. Ho capito che non potevo disegnare attori in scena (anche se vorrei moltissimo disegnare Amleto con teschio) e qualsiasi cosa fatta con i sipari non sarebbe sicuramente stata bella come il manifesto realizzato da Matticchio qualche anno fa. Per trovare idee mi sono quindi girato verso la sala e dopo aver scartato le poltroncine sono rimasto solamente con lo spettatore ed il cannocchiale da teatro. Ho combinato questi elementi con quelli della mia personale ricerca artistica: il quotidiano ed il casalingo, l’ironia (spero), l’isolamento del soggetto nel bianco e il richiamo ad altro (la posa è ripresa da un quadro della pittrice Mary Cassat, “In the Loge” 1878).