FIRENZE. Chissà se la sorte ci sarà benevola e ci consentirà di sopravvivere, in salute, ancora due o tre lustri. Sì, gliene saremmo grati, per ovvi e scontati motivi, ma anche per poter assistere ad un altro capolavoro tipo Mary said what she said, con una monumentale, quasi disumana Isabelle Huppert. Ancora dieci, quindici anni circa; perché prima, uno spettacolo così, sarà difficile che qualcuno riesca a metterlo in piedi. Quando siamo usciti dal teatro La Pergola, a Firenze, infatti, ieri sera (si replica oggi, domenica 13 ottobre, alle 15,45), anche per le scarsamente avverse condizioni climatiche, abbiamo preferito passeggiare per la città, anziché tornare immediatamente alla macchina e fare ritorno a casa, nonostante alcune orde di adolescenti/barbari intenti a starnazzare ubriachi e molesti nelle vie e nelle piazze del centro ce ne suggerissero il provvido allontanamento. Ma abbiamo sentito la necessità di confrontarci spiritualmente con quello che abbiamo avuto la fortuna di vedere poco prima, provando a riassaporarne la fragranza. Della vita e della storia, tipicamente leggendarie come tutto il noioso Medio Evo, di Maria Stuarda non ce ne fregava, non ce ne frega e mai ce ne fregherà assolutamente nulla.