di Francesca Infante

PRATO. Quando entra in scena, tutto si spegne. Rimane acceso, come faro di vita, un unico raggio di luce fredda, che si posa, spettralmente, su di lui: Johann Christian Woyzeck. Intorno il buio. Ma chi era Woyzeck? Era un uomo che la società aveva sfruttato e poi scartato ai propri margini. Esasperato dai soprusi e dai tradimenti dell'amante, era una vittima che la cattiveria dell'uomo ha spinto prima alla follia e poi all'assassinio. Il processo a J.C. Woyzeck fu un caso, diremmo oggi, mediatico. A pochi giorni dalla data fissata per l’esecuzione, la difesa ottenne un riesame sulla sua salute mentale e venne così istituito un nuovo processo. La Corte chiese al dott. Clarus, autore della prima perizia, di approfondire il caso. La Difesa chiese una controperizia auspicando che divenisse prassi processuale, ma la Corte rifiutò. Il dottor Clarus fu l’unico perito del processo. Dichiarò l’imputato sano di mente e J.C. Woyzeck venne giustiziato. Büchner lesse le perizie di Clarus le scrisse. Scrisse del delitto, ma non ebbe il tempo di scrivere del processo. All’epoca quel processo sembrò una farsa e fu chiaro l’intento esemplare/repressivo di quest’esecuzione. E le farse odierne? Il grottesco nei tribunali?