PRATO. Gesso e pazienza. Lo raccomandiamo prima di tutto a noi, che saremmo tentati di scrivere, di getto, l’indignazione provata assistendo alla prima parte de La valle dell’Eden, lo spettacolo, anzi, la provocazione, l’ennesima provocazione di Antonio Latella, in scena, fino a domenica 24 novembre in un massacrante tour de force al Metastasio di Prato, che ha coprodotto questa opera messianica con Emilia Romagna Teatro Fondazione e Teatro Stabile dell’Umbria. E invece, seppur nella nostra impazienza da prestazione, ci consigliamo di aspettare, a sentenziare, perché siamo convinti che la miriade di informazioni, trabocchetti, studi psicotici, controsensi teatrali, scenici, attoriali, la luce soffusa in sala, che sembra voglia dire che lo spettacolo non sia ancora iniziato o che stia per finire, esposti in bella mostra con tanto di ghigno al seguito rappresentino, unicamente, il prologo necessario che un intellettuale del calibro del regista partenopeo si può permettere il lusso di adottare e che lui, sistematicamente, si prende.