FIRENZE. Per questo Camerini, l’ultima - in ordine di tempo - idea scenica di Alessandro Riccio, esuberante attore/autore fiorentino, il Teatro di Rifredi, che lo ospita fino a domenica prossima, 2 febbraio, può già vantare il tutto esaurito. Questo ci consola: per lui e la sua compagnia, per il Teatro di Rifredi, che continua a navigare, con dignità e dolcezza, contromano (senza abbonamenti), registrando, in compenso e in parecchie circostanze, rassicuranti sold out e anche per noi, che non siamo rimasti abbagliati. L’idea della rappresentazione, seppur apparentemente orfana di qualsiasi contenuto che possa far riflettere, non è male; dietro le quinte, infatti, non è peregrino immaginare e constatare, da cimici immaginarie nelle quali ci possiamo immedesimare, che i rapporti idilliaci di scena non siano affatto genuini e che dietro i sorrisi a trentadue denti con i quali i cast si presentano e congedano dal pubblico, spesso tenendosi per mano e fingendo di voler declinare il centro del palco al collega, nascondano in realtà parecchi dissapori, invidie, ruggini incancrenite, incoffesabili frustrazioni, fallimenti e che nei Camerini di tutti i teatri di tutto il mondo succeda e possa succedere quello che Alessandro Riccio ha costruito attorno alla sua compagnia occasionale, composta da vecchi e nuovi amici di scena.