PRATO. Non si è voluto dimenticare nulla, ma proprio nulla, Luca De Fusco, in questo sontuoso libero riadattamento de La tempesta, al Metastasio di Prato fino a domenica prossima, 9 febbraio, ultima opera, quasi testamentaria, di William Shakespeare. A cominciare dal direttore d’orchestra, Prospero (Eros Pagni), volutamente sprovvisto di bacchetta, principe disarcionato dal suo regno che ha preferito l’isola che non c’è - e che non ci sarà mai, probabilmente - per metabolizzare la propria vendetta, che sarà quanto di più atroce si possa architettare: il perdono. Ma non è solo il vecchio protagonista a meravigliare; l’onirismo dell’intera rappresentazione, un crack particolarmente efficace, quello allestito da Marta Crisolini Malatesta, spolvera tutta la scienza e la conoscenza del regista, che in questa full immersion decide di restare in apnea con le cose che ha più care e che trasporta nei desideri del monumentale Prospero, che oltre a sdoppiarsi nelle sue creazioni, Ariel e Calibano (Gaia Aprea: è parsa un ventriloquo, per le maschere che le hanno cancellato le labbra), cerca a sua volta di consegnare, in eredità, alla figlia Miranda (Silvia Biancalana), alfabetizzata, in quel dorato e immaginifico domicilio coatto dell’isola dell’esilio, alle pratiche esistenziali, spesso sotto i consigli dittatoriali - sconfinando in quello che è stato uno dei più felici e indimenticabili doppiaggi di Eros Pagni: il sergente maggiore Hartman, in Full Metal Jacket - dell'amorevole, ma crudo, padre/padrone.