PRATO. Molto meno del minimo indispensabile. Ma a When the rain stops falling non serve altro: basta un tavolo, allungabile, che accoglierà tutti i protagonisti un attimo prima dell’epilogo, quasi si trattasse di una reunion generazionale, più che familiare, sul quale consumare, a distanza di tempo e di spazio, un piatto di pesce, caduto dal cielo, tra l’altro. Tenere a memoria e collegare tra loro i gradi di parentela che allegano e affiatano quelli degli York e dei Low non è affatto semplice. Andrew Bovell, l’autore australiano del testo, tradotto da Margherita Mauro, dietro il progetto di Lacasdargilla e per la regia di Lisa Ferlazzo Natoli, che spopola da dodici anni in giro per il mondo e che è ora sul palcoscenico del Metastasio di Prato (fino a domani pomeriggio, 23 febbraio), ha affidato alla prosa, alla forza della parola, il districarsi del testo, che rimbalza, in armoniosa altalena e senza alcun contraccolpo, dalla seconda metà del XIX° secolo alla prima del XX°, una leggiadra e disinvolta lettura temporale, seppur nuda e cruda, che ha indotto la giuria dell’Ubu a consegnare, nel 2019, a When the rain stops falling, ben tre statuette come miglior testo straniero.